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Altre realtà

Numero 3

5 marzo 2001

Universo, universi, multiversi


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Docente di Yoga, filosofia indù e massaggio Ayurvedico, Amadio Bianchi dirige l’Ass. C.Y. Surya per il benessere psicofisico di Milano. Come consulente o autore di testi collabora  con riviste, giornali, editori e televisioni private. Più volte ha collaborato con gli Enti Ufficiali Indiani e Italiani organizzando incontri sulla cultura indiana o il benessere psicofisico. Tiene corsi e conferenze un po' ovunque ed è spesso presente nei maggiori congressi in qualità di relatore.

L'Ayurveda, antica medicina indiana
di Amadio Bianchi

Ogni disciplina, scientifica o metafisica, ha come base una interpretazione filosofico-matematica della natura e delle sue regole che la caratterizza e la distingue. Così è anche per la medicina indiana più tipica : l’Ayurveda.

I “pilastri” di questo edificio sono costituiti da elementi di una antica visione filosofica, dualistica, denominata Samkya, anteriore all’avvento del Buddha ma anch’essa atea. Per tradizione si attribuisce a Kapila l’onere di aver redatto il testo anche se, come afferma Radhakrishnan nel suo trattato “La filosofia Indiana”, nessuna scuola filosofica ha origine in tutta la sua pienezza dalla mente di un solo uomo. Troviamo, infatti, tracce di questo “punto di vista” già nel Rg Veda e nelle Upanisad o perlomeno riferimento a termini che saranno poi adottati dallo stesso Kapila.

Come forse non tutti sanno, il Samkhya è uno dei “Sat Darshana” o sei punti di vista Brahmanici ortodossi, i quali nel corso della storia del pensiero filosofico indiano ebbero il compito di enunciare alcune speculazioni riguardanti la natura dell’universo in generale. Essi sono ancora oggi considerati sistemi autorevoli del pensiero indù in quanto pur essendo diversi hanno in comune le radici negli antichi testi sacri denominati Veda.

Personalmente ritengo che per comprendere i fondamenti teorici dell’Ayurveda e dello Yoga si debba passare attraverso un esame  del Samkhya. Bisogna premettere che i filosofi e gli scienziati che hanno voluto indagare alla ricerca dei principi della “Manifestazione”, per ovvia costituzione limitata umana, hanno nelle loro enunciazioni costretto l’infinito molteplice in regole finite tentando così di trovare elementi fondamentali ed inscindibili costituenti il presupposto su cui poggiare con sicurezza le loro interpretazioni.  
Così è anche per il Samkhya dove con ventiquattro elementi base (Tattva o principi della realtà) si procede a costituire una piramide interpretativa, tuttavia priva di vertice o “causa prima” trascendente.

Nella mia esposizione ritengo interessante iniziare l’analisi partendo dalla sommità di questo schema.
Gli antichi saggi relatori di questa dottrina, decretarono che due componenti la natura, erano da considerarsi principi ultimi, eterni ed assolutamente incausati : il Purusa e la Prakrti. Il primo può essere considerato, da un certo punto di vista, l’Energia Cosmica Spirituale inespressa. Esso è “il Veggente” sprovvisto sia di qualità, sia di attributi ; la coscienza cosmica impassibile ed immutabile che nel microcosmo ritroviamo riflesso nel puro soggetto interiore ripulito dall’identificazione nella materia.

La seconda, è l’Energia Cosmica Materiale, priva di coscienza ma attiva e dinamica, l’oggetto con il quale erroneamente si identifica il soggetto.
Dalla unione dei due si origina, secondo alcune scuole, il male in quanto, la Prakrti indurrebbe il Purusa a considerare bello e eterno, tutto ciò che in verità sarebbe doloroso e impermanente.
Scopo dell’Ayurveda, come del resto anche dello Yoga, sarebbe di liberare l’uomo dall’identificazione del soggetto nell’oggetto mediante la discriminazione.

Ma per tornare al macrocosmo, mi sembra di comprendere che questi due costituenti, potrebbero godere in natura di uno stato di quiete e inattività fino a quando non entrano in contatto tra di loro. Sarebbe come dire che, se si ammette un inizio, l’uno è in grado di attivare l’altro. In poche parole, quando lo spirito entra nella materia la attiva. La conseguenza di tale affermazione potrebbe portarci a considerare lo spirito come responsabile e forse anche, per altre scuole interpretative, “causa prima” anche se, onestamente, mi pare che i fautori di questo movimento di pensiero non desiderassero presentare l’idea di un Dio sia manifesto, sia trascendente, che potesse essere la “causa prima” di entrambi sia il Purusa, sia la Prakrti, vedendoli, come altre scuole ammetteranno, come aspetti della manifestazione divina. 
Come già detto all’inizio, il Samkhya è ateo, è inutile pertanto cavillare, come alcuni studiosi fanno, nel tentativo di trovare un aggancio per un recupero teistico di tale metodo d’indagine.

Quando il Purusa e la Prakrti, dunque, entrano in contatto tra di loro per un motivo del quale non viene dichiarata la causa, sembra avere inizio l’universo animato che si presenta come evoluzione della Prakrti, sempre secondo questa filosofia, in un primo amalgama, denominato Mahat nel quale sono già attive le qualità che determineranno in seguito, le caratteristiche di ogni singolo agglomerato di materia compreso quello umano.

Tali qualità (Guna), se riferite al macrocosmo o all’aspetto microcosmico intellettivo sono : Sattva, Rajas e Tamas.

La prima è la coscienza potenziale, la spinta verso la perfezione, tutto ciò che è in grado di generare bontà e felicità. E’ leggero, trasparente e illuminante. Esso tra l’altro è responsabile e determinante la formazione dei cinque sensi conoscitivi o “jnanendriya” : udito, tatto, vista, gusto e olfatto.

La seconda è l’attività, compreso il divenire del mondo ; è responsabile di produrre dolore e spingere alla attività febbrile. Determina lo sviluppo degli organi di azione “karmendriya” : parola, mani, piedi, organi di riproduzione, organi di escrezione.

La terza, infine, Tamas è ciò che si contrappone all’attività, è l’apatia, l’indifferenza che conduce all’ignoranza e all’inerzia. Dal Tamas procedono dapprima i cinque “tanmatra” o elementi sottili : suono, tatto, forma sapore e odore, poi, con una successiva condensazione, i cinque elementi grossolani (maha-bhuta): spazio, aria, fuoco, acqua e terra.
I tre Guna o qualità della Prakrti non sono mai separati ma convivono in interrelazione dinamica tra di loro, si mescolano e si sostengono a vicenda.

Ecco che, nella medicina Ayurvedica, troviamo rappresentate nel corpo, manifestate fisicamente e più concretamente le tre qualità, definite in questo caso : Vata, Pitta e Kapha (tridosa).
Il medico Ayurvedico, tra l’altro, è in grado di sentire la loro presenza auscultando anche semplicemente il polso. Non si tratta di una interpretazione occidentale del battito cardiaco ma della capacità di avvertire il pulsare di queste qualità in tre punti vicini, sia nel braccio destro, sia nel sinistro alla ricerca di eventuali anomalie o disarmonie tra di loro.

I Dosa ( peculiarità-difetti) si manifestano nel corpo con queste caratteristiche divergenti : il Vata corrisponde al secco, freddo, ruvido, leggero, può essere anche il magro ed è situato nella parte bassa del corpo ; Il Pitta è calore , fluidità ma anche acidità ed è situato al centro del corpo ; infine il Kapha che è la pesantezza, il freddo, la solidità, il grasso e lo ritroviamo collocato nella testa e nel torace.

All’atto della nascita, insieme al patrimonio genetico, l’uomo porta con sé le sue caratteristiche di base ma queste possono essere sicuramente modificate lungo il percorso della vita dal contenuto della mente (manas) per cui, si afferma che, anche la costituzione dei “dosa”, è variabile. Affermo che la medicina Ayurvedica sostiene l’ipotesi dell’origine psicosomatica delle malattie. Per questa ragione essa si occupa anche del mentale ed i medici sono sempre pronti a dare consigli ai pazienti per portarli ad una purificazione della loro mente, al risveglio dello stato di attenzione e della conseguente consapevolezza, preludio della coscienza.

La strada è quella di ammettere che esiste una visione soggettiva ed una oggettiva. La prima è preda dell’ego. Ma vediamo da dove ha origine nell’Ayurveda il concetto di ego : quando la manifestazione viene toccata dall’impulso dell’evoluzione si attiverebbe un principio cosmico di coesione “separatista” chiamato “ahamkara” in grado con la sua forza centripeta di far coagulare la materia inerte portando, le particelle dell’universo, a condensarsi in corpi separati. Da tale principio deriverebbe il senso dell’io o principio di individuazione soggettiva, nemico della visione oggettiva, che spesso viene vista nelle discipline indiane come l’ostacolo alla realizzazione.

 

 

La profumo-terapia
di Abdes
Salaam Attar

Per curarsi con l'aromaterapia è necessario affidarsi ad una persona qualificata sia nel campo degli aromi sia in quello della medicina.

La profumo-terapia consiste invece nell'affidarsi interamente al proprio istinto, vale a dire al proprio naso.

In profumo-terapia non è la sostanza aromatica che agisce bensì il suo odore.
Gli stimoli olfattivi di particolari odori attivano determinate ghiandole del sistema endocrino, stimolandole a produrre i neuro-chimici (adrenalina, endorfina, ecc.) che regolano in gran parte il nostro stato di equilibrio fisiologico (omeostasi).

Il piacere che può procurare un odore è determinato dallo stato d'equilibrio di ciascuna persona; se gli ormoni prodotti compensano una mancanza, cioè se agiscono in senso positivo nell'equilibrio complessivo, allora avvertiamo una piacevole sensazione di benessere.

Il secondo modo in cui l'olfatto stimola una sensazione di piacere è indiretto ed è legato alle memorie olfattive. In effetti, la memoria olfattiva è primordiale e associa ad un odore un'immagine emozionale. Quando questo odore viene risentito dopo anni, la memoria olfattiva attiva il sistema endocrino per riprodurre con i neuro-chimici (adrenalina, endorfina ecc.) l'emozione o lo stato d'animo che accompagnò l'odore nel passato.

L'esperienza emozionale legata all'odore è alla base dell'apprendimento degli organismi viventi ed è talmente necessaria alla loro sopravvivenza che le memorie olfattive sono trasmesse insieme al patrimonio genetico. Per l’uomo le memorie olfattive possono essere personali, culturali e genetiche.

La profumo-terapia usa degli "archetipi olfattivi" che sono stampati nei nostri geni, come l'odore dei felini (Zibetto), delle spezie, degli agrumi o dei fiori, ai quali siamo "programmati" per rispondere con determinati comportamenti o particolare reazione fisiche (esempio del limone il cui odore fa venire l’acquolina in bocca).

La profumo-terapia è in realtà un'applicazione della psico-aromaterapia e perciò aiuta a guarire sia il corpo sia la mente, curandoli con una varietà infinita e personalizzata d'emozione olfattive piacevoli.

Il profumo di profumo-terapia è la composizione elaborata per ogni persona con le essenze da lei stessa scelte. E' il ritorno alla tradizione orientale del Medico-Profumiere. Un tale "profumo dell'anima" dà un senso di benessere anche a chi sta bene, e non è un piacere riservato unicamente a chi sta male.

 

 

La creatività è una capacità spontanea negli esseri umani. Questa abilità inizia a svilupparsi quando il bambino riconoscere la sua differenziazione dal resto del mondo.

Rafforza la Tua Creatività
 

Con una curiosità spiccata che nasce dall’istinto di sopravvivenza, il bambino ha un modo di percepire sempre fresco e nuovo.

Una volta che inizia il processo di apprendimento formale, la mente del fanciullo, comincia ad irrigidire il mondo percepito in “fatti” e “nuda realtà”. Il bambino spesso ha paura di fallire ... il fallimento di osservare il mondo come lo vedono i suoi genitori ed insegnanti.

Nella loro paura i bambini manipolano le loro percezioni per adattarle a ciò che viene loro insegnato. Percepire il mondo nella loro creativa maniera potrebbe significare “fallire” a scuola o attirarsi la disapprovazione degli adulti da cui dipendono.

Così le loro menti diventano rigide e riflettono solo i significati mediati dagli altri ... non la loro illimitata energia creativa.

Per aiutarti a riprendere e rafforzare la tua creatività, ti offro i seguenti suggerimenti:

1)     Riconosci ed accetta che le cose non saranno mai le stesse che erano. Il cambiamento è costante. Soltanto una fotografia può congelare il momento nel tempo, prima che quel momento sia passato. L’esperienze non saranno mai uguali alle precedenti. Ogni cosa si muove e movendosi continuamente, genera ulteriore cambiamento. La vita è sempre nuova.

2)   Impara a pensare “in avanti” o anticipare il futuro. Se vuoi filmare qualcosa in movimento, non cerchi di puntare l’obiettivo dove l’oggetto si trova al momento, ma lo punti avanti verso il vuoto dove si troverà l’oggetto che vuoi riprendere. Impara a indirizzare la tua vita verso il punto in cui il tuo obiettivo si troverà quando lo raggiungi, non verso il punto in cui il tuo obiettivo si trova quando inizi.

3)     Impara a rilassarti, la capacità di rilassamento può essere appresa e ampliata. Ricordati di dormire a sufficienza. E ricordati di lasciar andare ogni pensiero prima di addormentarti. Permette alla tua consapevolezza di aprirsi per accogliere qualsiasi suggerimento proveniente dall’inconscio. Ritorna a sognare ad occhi aperti come quando eri bambino.  

4)     Sviluppa la tua capacità di concentrazione. Concentra la tua attenzione su un’idea, su un oggetto, un processo. La maggior parte di noi è incapace di concentrarsi su qualcosa per più di qualche secondo. Le nostre menti sono simili a scimmie in gabbia, saltando in continuazione da un punto all’altro. Con la pratica impari ad acquietare la mente e ad aumentare la tua attenzione e la tua capacità di concentrarti.

5)     Riconosci senza timore quanto poco conosci in realtà. La persona creativa ha compreso quanto poco conosce ed è stimolata dall’idea di apprendere ogni cosa. Le menti creative desiderano apprendere ogni genere di cose: storia, matematica,come crescono i fiori, come gli esseri umani interagiscono, le operazioni a termine della Borsa, le leggi che regolano il funzionamento dell’energia, com’è la geografia della Mongolia. I creativi cercano sempre idee nuove, perché non sanno mai in precedenza quando le loro idee si uniranno per formare qualcosa di nuovo. Non sanno quando questo accadrà, ma sanno che avviene sempre.

6)     Assumi dei rischi mentali. Evita la “risposta giusta”. Pratica mentalmente il gioco di “ cosa succederebbe se”. La paura chiude la mente alle idee nuove. Chang Tsu ha scritto”Come posso parlare del mare a una rana, se non ha mai lasciato il suo stagno? Come posso parlare della vita con un saggio se è prigioniero della sua dottrina”? Chang Tsu ha scritto queste parole nel quarto secolo avanti Cristo.

Rafforzando la tua naturale creatività e non accettando le limitazioni delle tue personali percezioni, non ti diletterai soltanto a catturare le lucciole, potresti afferrare la luna!


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Guida in Metafisica

Angela Canestri

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